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lunedì 25 luglio 2011

martedì 8 giugno 2010

FIGHT FOR ARENA

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Avevo già vissuto la tappa finale di un grande giro di ciclismo, addirittura quella del Tour de France che a Parigi incoronò Landys prima che gli revocassero la vittoria per doping.
Ma viverla così, correndo l'ultima tappa (15km di cronometro), pedalare tra due ali di folla, arrivare dentro l'Arena per la premiazione, beh, questo non l'avevo ancora provato.
Considerazioni sparse sul tema:
1. "Fight for Arena" è stata una fantastica operazione di pr da parte di RCS Sport: il concetto di "vivi per un giorno lo sport da protagonista" che da sempre raccontiamo per gli eventi di Eurosport applicato al ciclismo;
2. una tappa del Giro d'Italia è un momento di festa nel quale c'è anche l'evento sportivo: vedere il contorno di gente, di iniziative, di festa popolare per credere;
3. se il ciclismo attira così tanta gente nonostante tutti gli scandali significa che ha un radicamento e una passione tra la gente fortissimi;
4. basta comunque un italiano vincente e anche lo sport più snobbato diventa di moda (vedi alla voce Schiavone - Roland Garros - giornali - diretta Rai - etc.).
ps: 8 squadre, io nella bianca: quarti classificati
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mercoledì 19 agosto 2009

UNA CARTOLINA DALLE VACANZE

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Sono solo di passaggio dal blog, ma lascio una cartolina dalle vacanze...

lunedì 20 luglio 2009

FINALMENTE LO STELVIO

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Dopo averla inseguita per un anno, eccola qui la Cima Coppi per eccellenza: 22 km, 1.600 metri di salita, 40 tornanti...il Passo dello Stelvio.
La sfortuna del giorno prima (pioggia a Bormio, neve sullo Stelvio) si trasforma in fortuna il giorno dopo (paesaggio incredibile sul passo, con neve al bordo della strada e sui monti, sotto un bellissimo sole), in mezzo a centinaia di ciclisti in pellegrinaggio laico sulla regina delle salite. Se posso andare in controtendenza rispetto ad alcuni commenti trovati in internet, personalmente credo che - a parte gli ultimi 2 km dopo l'ultima cantoniera (ma qui si hanno già 20 km e 1.200 mt di dislivello alle spalle) - il pezzo più difficile non sia il muro di tornanti tra il 10° e il 15° km, ma quei 3-4 km di salita che li precedono, un po' meno pendenti ma tutti e assolutamente dritti, dentro e fuori da gallerie buie, senza un tratto di strada dove rifiatare.
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martedì 30 giugno 2009

462 CHILOMETRI

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Ci sono vacanze e vacanze. Quella di settimana scorsa in bici su e giù tra le colline della Costa degli Etruschi, è stata fantastica. 462 km di pedalate, salite, discese e paesaggi incantevoli (lo sfondo della foto qui a fianco è assolutamente vero).
Una menzione speciale per i 40" dati a Ivan sulla salita ai piedi di Casale Marittimo (ci giocavamo tappa e maglia...).

lunedì 18 maggio 2009

EROICI


Venerdì sul Maloja eravamo in 3. Sotto una pioggia battente e costante, nessun altro ciclista si è cimentato nella salita da Chiavenna (per lo meno, noi non abbiamo incontrato nessuno). Un totale (tra salita e ritorno) di 68 lunghi e bagnati chilometri.

martedì 12 maggio 2009

CHI C'E' SUL MALOJA VENERDI?

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Venerdì il Giro d'Italia scollina il Maloja e arriva a Chiavenna.
Con altri due amici facciamo in bici la salita inversa, i 32 km da Chiavenna al Maloja per aspettare i corridori al passo.
Ci ero già stato nel 2007 ed era stata la mia prima salita in bici...per questo ne ho un ricordo eroico.
Chi c'è venerdì e vuole si faccia vedere per un saluto. Noi abbiamo la maglia di Eurosport e io sarò sicuramente l'ultimo ad arrivare in cima.

Qui le pessime previsioni meteo per venerdì sul Maloja.
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giovedì 11 settembre 2008

A PROPOSITO...


Dimenticavo, domenica scorsa ho fatto il Passo della Valcava... da Torre de' Busi.
Partendo da casa e tornandoci dalla Valle Imagna fanno 120 km...
Perché farla? La spiegazione più bella che ho trovato in internet è questa (copyright: Gabriele Bugada):

"Le gambe di Fignon l'han portato due volte in cima al podio di Parigi: su questi gradini, invece, nel 1988 cedettero. Fignon aveva vinto la Sanremo, quell'anno: e avrebbe raddoppiato la vittoria nel successivo, in cui conquistò anche il Giro d'Italia. Fignon aveva schiacciato due volte sotto ai piedi i 2000 metri di La Plagne. Ma il Giro di Lombardia che su queste rampe schiacciò a terra lui, Fignon non lo vinse mai. Che rumore fanno due Tour quando mettono il piede a terra? Che impronta lasciano, indelebile, tra le buche e le crepe, e nella memoria?
Mottet non vide Fignon, perché era già davanti, lontano, fuggito dalle fauci d'asfalto scabro per andare a vincere per distacco dopo più di 100km: perché questa è un'ascesa che decide la gara a cento chilometri dall'arrivo. Mottet, l'anno dopo, tradito dalla strada, indebolito da una caduta nei primi km forse - disse -, non riuscì a fuggire a quei morsi che ti afferrano le gambe, a quell'onda grigia e ghiaiosa che diventa la salita impennata, impenetrabile, impossibile. Quell'onda lo scalzò di sella, e anche lui che l'anno prima l'aveva domata fu rovesciato a terra dalla strada: abbandonati i pedali, aggrappato alla bici come un naufrago.
La salita poté resistere solo un anno ancora, sdentata, affondata nella pianura che digradava verso Monza. Ma era ancora troppo: e sparì dalle rotte dei professionisti.
Eppure è ancora in agguato. Il fondo rugoso, di grana grossa. I lunghi chilometri silenziosi nel bosco, in attesa: e poi quella curva a destra come un lampo di tagliola, quella morsa allo stomaco prima che ai polpacci. E poi Fignon, Mottet, e tanti altri, sconosciuti, che ti guardano: e ti aspettano lì, a bordo strada, fermi, la bici a mano - il piede a terra".

lunedì 1 settembre 2008

UN DEGNO FINALE DI STAGIONE CICLISTICA


E' terminata ieri la mia stagione ciclistica 2008.
Sì, ci sarà ancora magari qualche uscita la domenica mattina, ma il grosso è fatto. E' terminata ieri con un bellissimo giro in Val d'Intelvi: Argegno - San Fedele - Alpe Colonno - Rifugio Venini - Ponna - Lago di Zurigo - Mendrisio Argegno. Un'ottantina di km in tutto.
Quest'anno ho aggiunto alla collezione di salite il Gavia e il Fedaia, oltra ad una serie di salitelle tra Lombardia, Alto Adige e Toscana (nella colonna a fianco i dettagli).
E' ora tempo di tornare alla versione calcistica: il campionato inizia tra poche settimane!

martedì 26 agosto 2008

COSTA DEGLI ETRUSCHI IN BICI


Vorrei segnalare, per tutti gli amanti della bicicletta, la spettacolare zona "Costa degli Etruschi" in Toscana. Io ero a Castagneto Carducci, ma l'area va da Livorno a Piombino (www.costadeglietruschi.it). Molti sono gli hotel predisposti per accogliere ciclo-turisti, con deposito bici, assistenza tecnica, menù pesonalizzabili, itinerari, etc.
Pedalando si scoprono strade prive di macchine sulle colline e le valli dell'entroterra, percorsi lungo il mare, località storiche, in un continuo saliscendi molto divertente. Numerosi sono i ciclisti e pedalare è davvero bello.
Alcuni itinerari sono anche in internet, con chilometraggi, altimetrie e dislivelli, cartine, esplicite indicazioni del percorso, tipo di strada, . Io ne ho fatti tre, dai nomi suggestivi: "Le colline tra la Val di Cornia e la Val di Cecina"; "Dalla costa alla Val di Cornia"; "Sulle tracce degli Etruschi".
Complimenti per il livello di offerta turistica offerta!

lunedì 25 agosto 2008

SELLA-FEDAIA-SELLA

Mentre a Pechino si svolgevano le più imponenti Olimpiadi della storia, mi sono portato appresso in vacanza la mia bici, aggiungendo all'elenco delle mie salite - vedi colonna a fianco - nuove scalate. Probabilmente il giro più bello è stato Selva-Passo Sella-Canazei-Passo Fedaia-Canazei-Passo Sella-Selva: 71 chilometri, di cui la metà in salita per un dislivello di circa 2.200 metri.
Oltre al piacere di andare in bici e al panorama che in quella splendida giornata di sole era possibile godersi, ho voluto giocare un po' con la macchina fotografica...

Partenza da Selva di Val Gardena, dunque, per la prima salita verso il Passo Sella: 11 km da 1.563 mt a 2.240. A parte un tratto pianeggiante dopo il bivio con Passo Gardena, le pendenze sono sempre intorno all'8%, con un tratto poi un po' più spianato verso l'arrivo. Partendo la mattina presto, si puà godere l'arrivo del sole sul Sasso Lungo che sulla destra della strada accompagna la salita...















Dopo aver apprezzato l'Amministrazione che ha rifatto l'asfalto degli ultimi chilometri di strada, ecco il passo. Di quelli in zona, credo il Sella offra la vista migliore, anche se per suggestione ciclistica il Pordoi non ha paragoni.

Si scende verso Canazei...giù, sempre più giù...per quasi 12 km. E' una discesa molto bella e tecnica, con lunghi rettilinei ma anche con vari tornanti, poco sotto il passo e soprattutto nell'ultima parte, dopo bivio Pordoi, verso il paese.
Canazei (mt.1.440), in pratica, non lo si vede nemmeno: la strada, alla prima rotonda, curva subito a sinistra verso passo Fedaia (mt 2.057, 14 km dopo). I primi chilomentri vanno via tranquilli: 2%, 3%,...è solo dopo i paesini di Alba (c'è una fontana sulla destra, dietro la fermata dei bus) e Penia (un'altra fontana, sempre sulla destra) che la strada si alza un po': 5%, 6%, 4%. Il 1° tornante (con relativo cartello) è il segnale che si fa sul serio: 9,8% o poco meno per almeno 4 km. Da un certo punto in poi si gode almeno della spettacolare vista del ghiacciao della Marmolada.















Il Rifugio Castiglioni e il Lago di Fedaia a 2.054 mt indicano la fine della salita: è qui che si gode il panorama più bello. Il Passo Fedaia è poco meno di 3 km più in là, tutti in piano costeggiando il lago.




















Si ritorna: giù giù fino a Canazei e poi di nuovo il Sella. Fino al Bivio con Passo Pordoi si sale...qualche strappetto al al 7-8%, ma si sale. Dopo il bivio e una breve spianata, iniziano per me i 6km più duri della zona, 8-9%, mezzo chilometro al 10,5%. E' però anche il tratto panoramicamente più bello, con il Gruppo Sella a destra, il Sasso Lungo sullo sfondo a sinistra, la Val di Fassa sotto, il passo Pordoi dietro a destra. Bellissimo.















Partendo da Selva, questo giro ha 7 km in più rispetto al Sellaronda che avevo fatto lo scorso anno, con un paio di centinaia di metri di dislivello in più. Il 2008 è stato per me l'anno del Gavia (1^ volta), ancora Gardena da Selva, il Pordoi ma da Canazei, il Fedaia (1^ volta) e il Sella (sia da Selva, sia - 1^ volta - da Canazei). E potrebbe non essere finita...

mercoledì 23 luglio 2008

POTREBBE ESSERE STELVIO

Esiste la concreta possibilità che sabato tenti lo Stelvio in bici, con partenza da Bormio.

lunedì 2 giugno 2008

SONO SALITO SUL GAVIA



Alla fine ce l'ho fatta: Edolo - Passo Gavia, 38km, da 688 a 2.658 mt. Ce l'ho fatta in un contesto bellissimo - nello stesso giorno si svolgeva la tappa del Giro - ma con un meteo infame che ci ha davvero ghiacciati lassù in cima.
Tutto come previsto: partenza da Edolo alle 8.45, andatura tranquilla fino a Ponte di Legno (20km) per un'altezza di 1.257 mt. Arriviamo in un'oretta. Nella piazza principale facciamo l'ultimo rifornimento di acqua e di cibo, il bello inizia ora.




Usciti da Ponte la strada si impenna un pochino (pendenza 6,3%), ma la carreggiata è ancora larga, le macchine ovviamente molto poche e la fatica affrontabile. Il numero di ciclisti che sfidano il Gavia aumenta di minuto in minuto, in un'ideale processione laica verso la cima che forse come poche altre è leggenda.
A Santa Apollonia il posto di blocco dei carabinieri blocca la salita al passo, escluse ovviamente le bici. Qui inizia il tratto duro, la strada è ormai un pertugio di pochi metri che tra tornanti e curve sale nel bosco: pendenza media 9,1%, ma sono i cartelli con 14% o con 16% a fare male. Il poco sole giù a valle è coperto da nuvoloni e comincia a scendere qualche goccia di pioggia, via via sempre più fitta. Salendo ben pochi ciclisti si lasciano ormai a battute scherzose: ognuno è solo con la sua bici e la sua fatica, aumenta il freddo e la strada è ancora lunga.
Ai 3 km dall'arrivo c'è la famosa galleria: se non la si prova è davvero difficile da spiegare. Sembra di essere in una di quelle attrazioni di Gardaland, buie buie, dove da un momento all'altro ti aspetti salti fuori un mostro. Dentro è davvero buio pesto, ma per il giro hanno messo all'ingresso un faro che illumina come in un film alle spalle, la strada anche in galleria è un'impennata impressionante e i rumori dei cambi delle biciclette sempre più leggeri per la salita sono l'unico suono anche un po' sinistro.
Fuori dalla galleria c'è davvero il cartello dei 3km, fai un tornante ed eccolo là il passo: 300 mt di dislivello (e tornanti) più su, 8,8% di pendenza! In questi 3km alcuni decidono che può bastare e scesi dalla bici, la spingono a piedi verso la cima. Per me è una questione di orgoglio, a volte mi fermo, ma devo arrivare. Penso che il ciclismo sia uno sport dove fino ad un certo punto arrivi con l'allenamento, ma da un certo punto in poi ci arrivi con la testa. Freddo, sempre più freddo, ma alla fine la strada è meno ripida ed eccolo qui, di fronte alla ruota della mia Bianchi: il Gavia.



Ci ho messo 45 minuti in più di Fulvio Porta, quello tra noi amici che va più forte di tutti in montagna, e una ventina in più di Ivan Bosisio, fisico da passista ma forte sulla sua Colnago nuova. Personalmente sono contento di esserci arrivato.
Arrivano le notizie dei corridori del Giro, stanno iniziando la salita. Li aspettiamo poco sotto il passo, dove anche le ammiraglie attendono per i rifornimenti. Il tempo non passa più, freddo, vento, pioggia ma alla fine eccoli che arrivano, anche loro - campioni - con la faccia provata dalla fatica. E hanno ancora il Mortirolo e l'Aprica da davanti...



Perez Cuapio passa per primo, poi il gruppo maglia rosa, staccato il Camione del Mondo Bettini, ancora più indietro il Campione d'Italia Visconti, che addirittura si ferma vicino all'ammiraglia, e scende dalla bici prima di ripartire.
Se la salita è stata una prova contro la fatica, la discesa lo è contro il freddo. Mani e piedi sono di ghiaccio, a volte ho difficoltà a frenare, la strada è bagnata, la visibilità limitata per le nuvole basse, i tornanti sono senza parapetti e quindi bisogna stare attentissimi. Ogni tanto pensi chi te lo ha fatto fare di alzarti alle 5.15 per venire fin quassù, in queste condizioni, ma sai che è un pensiero troppo razionale a cui non dover dare peso. Sai già che è stato bellissimo, così come lo sarà ricordarlo e raccontarlo. Alla fine arrivo giù, c'è il sole. Velocemente torniamo a Edolo e proprio prima del paese ci sdraiamo sul prato, all'interno di un tornante, a vedere di nuovo i campioni che scesi dal Mortirolo vanno verso il traguardo.
Non è ancora finita e già pensi a quale sarà la prossima salita...

martedì 27 maggio 2008

31 MAGGIO 2008: IL GAVIA

Previsioni meteo: nuvoloso con temporali modesti.
Temperatura minima 1 grado.
Temperatura massima 7 gradi.
Passaggio previsto del Giro d'Italia: tra le 13.38 e le 14.00.
Partenza in macchina da Cernusco: ore 6.00.
Partenza in bici indicativa: da Edolo, mt.688.
Sabato 31 maggio 2008: provo a scalare la storia. Provo a scalare i 2.618 mt. del Passo Gavia.

lunedì 5 maggio 2008

MONTEVECCHIA APRE UFFICIALMENTE LA STAGIONE

Domenica 4 Maggio prima salitella della stagione a Montevecchia, per la prima volta tutta d'un fiato dopo i 30 km per arrivarci. Le cronache dicono 3,45 km di salita, dislivello di 236 mt (arrivo a 497 mt), pendenza media 6,9% (ma con una punta del 22% dopo l'incrocio con via Belvedere). Dopo la presa di confidenza con la bici da corsa sella scorsa stagione, inizio questa nuova con le scarpe "con gli attcchi" e in salita l'effetto positivo si è fatto sicuramente sentire.

ps: domenica 26 Aprile si è rotto il mozzo Campagnolo sulla ruota posteriore (dopo solo 10 mesi di utilizzo...). In attesa della riparazione, l'officina della Bianchi mi ha montato una ruota sostitutiva, giusto per non perdere Maggio. Grandi!

martedì 1 gennaio 2008

PEDALANDO IN BICICLETTA IL 1° GENNAIO

1 Gennaio 2008, ore 10.45. In sella alla mia Bianchi e bardato a più non posso pedalo per le strade della Martesana. Il computerino della bici segnala 2,5 gradi, ogni tanto - nei tratti in ombra - l'asfalto è ancora ghiacciato. Le strade sono splendidamente vuote di auto e moto, salvo incappare ogni tanto in qualche residuato dei botti della sera precedente.
Pedalo e penso che se ho fatto 6 passi in 3 mesi nel 2007 (Maloja, Ghisallo, Gardena, Campolongo, Pordoi e Sella) posso farne anche di più quest'anno.
E' il mio proposito da ciclista per il 2008. Buon anno!
e.

martedì 21 agosto 2007

IL MIO PRIMO SELLARONDA IN BICI


Il mio prima Sellaronda in bici è stato domenica 12 agosto. Partenza da Selva e giro orario: Passo Gardena, Passo Campolongo, Passo Pordoi, Passo Sella per complessivi 65 km circa e un'ascesa aggregata complessiva di circa 2.000 mt. Ci ho messo tantissimo, poco più di 4 ore e 30 minuti di movimento effettivo, ma per me l'importante era farcela. Avevo sotto il sedere la mia prima bici da corsa da poco più di un mese e solo una decina di uscite di allenamento.

DA SELVA AL PASSO GARDENA
La prima arrampicata va dai 1.563 mt. di Selva ai 2.137 mt. del Passo Gardena, per un totale di 11 km. I primi 5 servono per raggiungere il bivio dove inizia davvero il Sellaronda: a sinistra verso il Passo Gardena, a destra verso il Passo Sella. L'ascesa la conosco a memoria: l'ho fatta 3 volte per allenarmi. All'uscita di Selva una discreta pendenza porta a Plan, poi un'altra salitella, un tornante verso destra, un drittone fino a Plan de Gralba, si superano alcuni alberghi, e infine altri due tornanti: il bivio è a 1.800 mt. circa.
Da qui la salita è costante ma non eccessiva, un tornante ancora verso destra immette verso il dritto di fronte al Ristorante Gerhard (ultima possibile sosta prima del passo, con vista bellissima verso il Sasso Lungo) e in pochi minuti si è in cima alla Sela de Culac a 2.018 mt. Da qui iniziano 3 km di falso piano, proprio alle pendici del Sella, che portano verso i tornanti finali: il Passo è perfettamente visibile sullo sfondo. I tornanti finali, anche se appaiono come un piccolo "muro" sono poca cosa e in una decina di minuti si è arrivati.

DAL PASSO GARDENA AL PASSO CAMPOLONGO
Il Passo Gardena ha una bella vista sia verso il Sasso Lungo, sia verso la Val Badia: in fondo, a valle, si vede l'arrivo della lunga discesa, Corvara, a cui si giunge dopo aver attraversato Colfosco.
E' il momento della scelta: andando verso Corvara inizia la sfida. La discesa non è impegnativa, la strada larga, anche se l'asfalto non è perfetto e qualche buca può creare problemi.
La strada che scende dal Passo Gardena finisce ad un bivio in centro a Corvara: a sinistra la Val Badia, a destra l'ascesa al Passo Campologo. La strada di impenna subito, già al centro di Corvara, ma l'ascesa è abbordabile perchè si passa dai 1.522 mt. di Corvara ai "soli" 1.875 mt. del Passo Campolongo, a cui si giunge anche dopo un breve tratto di falso piano.

DAL PASSO CAMPOLONGO AL PASSO PORDOI
Passo Campolongo è piuttosto anonimo, senza grandi "viste", e già monta l'impazienza di affrontare la salita al mitico Pordoi. In poco tempo si compie la semplice discesa verso i 1.601 mt. di Arabba, al cui termine si trova l'ennesimo bivio: a sinistra si va a Cortina salendo i 27 km del passo Falzarego, a destra iniziano i 9 km che portano ai 2.239 mt. del Passo Pordoi.
L'ascesa inizia subito, costante, scandita dai 33 tornanti segnati in numero progressivo e con il riferimento dell'altezza raggiunta. Ascendendo al 22esimo tornante, a circa 1.950 mt. di altezza, il Passo appare in alto, sulla destra, in tutta la sua storica bellezza. Purtroppo appare davvero troppo in alto, perchè ci sono ancora 300 mt. di dislivello da affrontare e più o meno la metà dei km. I tornanti, quasi tutti in falsopiano, consentono comunque di tirare un po' il fiato, e due brevi gallerie (realizzate per gli impianti invernali di risalita) annunciano l'imminente arrivo.

DAL PASSO PORDOI AL PASSO SELLA
In cima al Pordoi si ha la sensazione di essere nella storia del ciclismo. Il primo albergo in cima al passo che si incontra salendo da Arabba (Hotel Savoia) ha al suo interno, appesi al muro, foto e quadri con ritagli di giornale dell'epoca che raccontano le gesta di Fausto Coppi sul Pordoi. Un monumento posto dalla città di Canazei sulla linea del traguardo del Pordoi celebra le gesta del grande Fausto. Il Passo Pordoi è un po' "rimineggiante" (c'è anche una bacarella che vende abbigliamento da montagna), dovuto anche al fatto che da lì parte la funivia (sulla destra) che porta vagonate di turisti (pare che sia una tappa delle comitive di giapponesi in visita a Venezia) ai 2.950 mt. del Sass Pordoi. Ma nelle giornate di sole, il gran numero di ciclisti presenti consegna alle cose la giusta dimensione d'importanza.
Il bivio che porta al Passo Sella è a metà della discesa che dal Pordoi conduce a Canazei. A circa 1.800 mt di altezza, (troppo in basso per le forze rimaste!) la strada si divide e a destra si svolta verso i 2.244 mt. del Passo Sella. Dopo un tratto pianeggiante in corrsipondenza del Ristorante Pian de Schiavaneis, la strada si impenna parecchio: sarà la fatica che si fa sentire, sarà perchè le pendenze sono davvero dure (anche fino all'11%), sarà perchè i tornanti non sono così d'aiuto per tirare un po' il fiato, beh, la salita risulta davvero dura.
L'arrivo al Sella è una grande soddisfazione e il Sasso Lungo appare di nuovo in tutta la sua bellezza. Se si vuole concedersi un meritato riposo, meglio procedere un centinaio di metri più sotto, scendendo verso Selva, dove il Rifugio Sella (2.180 mt.) offre delle torte eccezionali.
Non rimane che la discesa verso Selva, anche qui con un occhio alle imperfezioni dell'asfalto, soprattutto nella prima parte della discesa, prima del bivio verso il Passo Gardena. Le salite sono finite e questa discesa è forse la più spensierata. Esattamante all'ingresso di Selva, letteralmente mi esplode la gomma davanti (a casa trovo un taglio interno della camera d'aria di almeno 1 cm). Fortunato, poteva capitarmi a metà del giro. Ma poteva anche non capitarmi...
Ermanno

domenica 19 agosto 2007

SONO TORNATO. SUL PORDOI

Come scrivevo nel post precedente, durante le vacanze sulle Dolomiti avrei tentato di salire i 33 tornanti che da Arabba portano al Passo Pordoi.
Ci sono riuscito, addirittura inserendo l'ascesa nel Giro dei 4 Passi...
A breve il racconto.

Ermanno



giovedì 2 agosto 2007

BUONE VACANZE, RITORNO SUL PORDOI

La mia ultima volta sul Pordoi era il Giugno del 2001: il Giro d'Italia ci arrivava due volte quel giorno, perchè i corridori, salendo da Canazei, affrontavano una prima volta il Pordoi per poi fare il Sella Ronda completo in senso antiorario (Campolongo, Gardena, Sella e ancora Pordoi, l'arrivo).
Vinse Perez Cuapio e di lì a pochi giorni, a San Remo, la polizia sarebbe entrata di notte nelle stanze d'albergo dei ciclisti, che per protesta scioperarono e non corsero per un giorno. Anche se l'anno prima Pantani era stato fermato al Giro d'Italia, il doping nel ciclismo non era ancora il baratro di oggi. O quantomeno, non lo era agli occhi della gente.
In quella edizione seguivo il giro guidando la macchina di Eurosport e nella foto qui a fianco sono sul Pordoi con il mitico Gianni Bugno, che rispondeva in diretta alle domande degli utenti di eurosport.com. La gente che era assiepata sulle salite del Pordoi quel giorno è un ricordo indimenticabile di passione.
Mi ero ripromesso di ritornarci sul Pordoi, in bici. Ci provo quest'anno. Buone vacanze!


Ermanno

lunedì 30 luglio 2007

UN CLASSICO: LA MADONNA DEL GHISALLO

Ho letto su un sito internet che qui "siamo all'università del ciclismo, perchè la salita del Ghisallo, nonostante la statura non certo eccelsa (solo 754 metri) ha fatto la storia del ciclismo. Il Ghisallo, infatti, stà al Giro di Lombardia come il Muro di Grammont stà al Giro delle Fiandre o come la Cote de la Redoute sta alla Liegi - Bastogne - Liegi".
Domenica 29 luglio è la mia prima volta da ciclista, in compagnia di Fulvio, lui sì vero ciclista. Partenza da Erba (mt. 320), poi Canzo (con colazione nella pasticceria sulla strada, a destra) e su verso Sormano e la Colma (mt.1.124). La mia salita è lenta, lentissima (non supero mai nessuno...), ma per me l'obiettivo è la salita dopo, il Ghisallo. Domenica mattina la Colma di Sormano è il santuario laico dei ciclisti, che procedono in processione verso la vetta: tantissimi. La discesa verso il lago è bella, con un panorama stupendo su quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno: una volta giù, iniziano 13 km di saliscendi verso nord, verso Bellagio. Sosta in centro, dove non è facile districarsi tra gli struscianti turisti da lago e poi eccola, la salita.
Dopo 1,5 km da Bellagio (mt. 205), inizia il tratto vero: 9 km, pendenza media 5,6%, ma senza contare i 2 km di falso piano a metà percorso siamo al 9% medio, con punte del 14%. I primi due sono i più duri, poi alcuni tornanti per tirare il fiato, poi il falsopiano (benedetto) e infine gli 8 tornanti finali, con il salitone verso il valico. Il santuario lo trovi lì di fianco a sinistra, semplice come un ciclista con la sua bici. Paolo Bettini fece questa salita al Giro di Lombardia del 2005 in 19 minuti e 30 secondi, per me basta esserci arrivato.
Ero stato con mio papà al Santuario da piccolo: me lo ricordavo grandissimo. E' invece una chiesetta piccola, piena di cimeli (anche se alcuni sono ora a pagamento nel museo lì di fianco): la bici di Bartali, di Gimondi, tantissime maglie di campioni.
La discesa verso Erba è velocissima (forse un po' noiosa da fare in salita, rispetto all'altra), i 76 km di giro sono terminati. Come dice Fulvio, un altro "bollino" l'abbiamo messo.
Da sabato prossimo si va in vacanza, si va sul Pordoi.

Ermanno