sabato 18 gennaio 2020

DUE PIETRE D'INCIAMPO PER UNA MEMORIA CONDIVISA SU CUI COSTRUIRE IL FUTURO DELLA NOSTRA COMUNITA'


Rivolgo un saluto alle autorità civili e militari presenti; al Senatore Eugenio Comincini; ai Sindaci dei Comuni della Martesana; al Presidente di ANPI Milano Roberto Cenati e alla Presidente di ANPI Cernusco Giovanna Perego; ai rappresentanti del Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze; ai familiari di Roberto Camerani e Virginio Oriani; ad ogni cittadina e cittadino.


Se è vero che la memoria condivisa è il terreno necessario e imprescindibile affinché gli alberi di una comunità dispieghino i loro rami verso il futuro, oggi siamo qui per prenderci cura di quel terreno. Ararlo, nutrirlo, seminarlo.

C’è stato un tempo, infatti, in cui anche queste nostre strade e queste nostre piazze, quelle che percorriamo ogni giorno per andare al lavoro o a scuola, sono state testimoni di gesti di odio, organizzati e pianificati, contro le persone e contro la loro libertà. Il 18 dicembre 1943, nel buio di una nebbiosa sera d’inverno, un drappello della Feldpolizei guidato da un giovane sergente tedesco prelevava dalle loro abitazioni 6 giovani cernuschesi, accusati di sostenere attivamente la resistenza partigiana.

E’ stato un tempo, quello, in cui anche a Cernusco sul Naviglio avere un’opinione personale o semplicemente essere sé stessi, non solo non era permesso, ma poteva costare la vita. Il più giovane di quei sei ragazzi sottratti alle loro famiglie, Virginio Oriani, aveva sedici anni quella sera ed è stato poi assassinato nel campo di eliminazione di Ebensee; il più anziano, Pierino Colombo, aveva ventitre anni e morì nel campo di Gusen 1°, immediatamente dopo la liberazione nel 1945. Con loro altri quattro amici che fecero ritorno a Cernusco sul Naviglio per sempre segnati, soprattutto nell’anima, dall’esperienza dei lager: Roberto Camerani, Quinto Calloni, Angelo Ratti, Ennio Sala. Quel dramma per loro è stato nel tempo a volte silenzio, a volte racconto; a volte solitudine, a volte condivisione; spesso testimonianza; sempre dolore. Li ricorderemo e ricorderemo le loro storie mentre percorreremo la nostra vita quotidiana, inciampando con lo sguardo e con la memoria nei nomi di due di loro, scritti sulle pietre: grazie alle loro famiglie che le hanno volute e che ne hanno fatto radici condivise per la nostra comunità.


Perché se è vero – come dicevamo - che la memoria comune è quel terreno su cui crescere insieme, oggi è più che mai il tempo per coltivarlo e renderlo tanto fertile da accogliere radici forti ed essere sormontato da alberi resistenti; così resistenti da non piegarsi ai venti di razzismo e alle tempeste di odio che ancora percorrono la primavera delle nostre città.

In questo tempo che spesso volge a burrasca, sarebbe stato prezioso il lavoro di un bravo ‘seminatore di memoria’ come Giorgio Perego. Oggi lo avremmo visto certamente tra noi in questa piazza e con pazienza e passione avrebbe continuato ad arare ogni giorno quel terreno, soprattutto pensando ai giovani, attraverso le sue ricerche storiche e i suoi racconti. ‘Libertà, democrazia e giustizia sociale – ebbe a scrivere in uno dei suoi libri – vanno custodite e coltivate con forte coscienza civile, con quella coscienza antifascista che, nell’accezione di valido anticorpo contro ogni degenerazione della democrazia, contro ogni sopruso, è ancora attuale e chiama in causa la responsabilità educativa dell’intera comunità e in primo luogo quella delle istituzioni pubbliche’.

Un lavoro instancabile e appassionato, il Suo, anche in chiave di patrimonio storico consegnato per sempre alla nostra comunità e che si unisce a quello svolto da ANPI Cernusco con il prezioso progetto di ‘Memoria Rinnovabile’: questi e molti altri contributi provenienti da più parti hanno fissato il pensiero, le azioni, il coraggio e anche il sacrificio dei Cernuschesi durante la Resistenza. Per questo raccolgo lo spunto del Senatore Comincini sulla possibilità di un riconoscimento istituzionale per la nostra città e nelle prossime settimane costituirò un gruppo di lavoro che possa istruirne il percorso.


Un lavoro instancabile e appassionato è anche quello che continua a condurre la Senatrice a vita Lilliana Segre, sopravvissuta al campo di concentramento di Birkenau-Auschwitz e dallo scorso dicembre Cittadina Onoraria di Cernusco sul Naviglio per voto unanime del Consiglio Comunale: nelle scuole, tra i giovani, sui mezzi di comunicazione, in parlamento. Per impegni precedentemente presi non ha potuto essere con noi oggi, ma ha voluto scrivermi, scriverci una lettera, che a conclusione di questo mio intervento idealmente consegno nelle mani e al futuro di ogni bambina e di ogni bambino della nostra città:


Egregio signor Sindaco, cari cittadini di Cernusco sul Naviglio,

vorrei essere con voi, guardarvi in volto, negli occhi, conoscere ognuno di voi e ringraziarvi personalmente per la vostra iniziativa.

Ebbi modo, in varie occasioni di incontro con Camerani, di trovare una forte sintonia. Il passato, il dolore, lo struggimento e la fatica delle testimonianze, le emozioni erano condivisi con quell’intimità che solo tra sopravvissuti potevamo trovare. II ricordo della sua persona è per me legato ad una reciproca fraternità di intenti.

Ci univa l’impegno e quella speciale “necessità” di dover tramandare la Memoria, traghettarla nella contemporaneità perché in un mondo pieno di ingiustizie è l’unico vaccino contro l'indifferenza, contro l’odio, un antibiotico per la civiltà. La violenza, anche verbale non è mai sopita, la voglia di poteri forti, di crociate verso “gli altri” riemerge nella popolazione come un inquietante fenomeno già vissuto.

Viviamo in una società che ha permesso quella tragedia, ricordare è un compito civile e morale a cui tutti siamo chiamati, perché ciò che è accaduto non si ripeta, per il bene dell’umanità.

In democrazia è facile esternare opinioni, prendere posizioni ma non è facile fare delle scelte coraggiose sotto una dittatura. Quando si rischia la vita, la fucilazione, la tortura, la deportazione, le rappresaglie contro i tuoi cari. Quando l’adolescenza è appena alle tue spalle.

Furono molto eroici nella scelta politica antifascista, i due ragazzi Virginio 16enne e Roberto 18enne. Non erano tempi facili per fare delle scelte coraggiose, furono arrestati e deportati. Roberto sopravvisse agli stenti, Virginio non tornò. Io non mi stancherò mai di ripetere a tutti, soprattutto ai giovani che rappresentano il futuro, che la vita è fatta di scelte, ogni persona risponde a se stessa e al proprio senso del dovere.

Le pietre d’inciampo servono a risvegliare la coscienza individuale nella quotidianità, a costringere a riflettere su quel nome incrociato per caso, camminando. Quel nome era una persona, con una casa, una famiglia, affetti e amici, come tutti. Ma a quella persona furono strappati questi valori così normali, scontati, ovvi.

Un nome inciso, per ridare identità a chi in sfregio al rischio ha preso coraggiose posizioni che uomini più adulti non si sarebbero nemmeno sognati di assumere.

Una piccola pietra per meditare sulle conseguenze dell’indifferenza, del populismo, del pregiudizio e dell’ignoranza. Perché oggi ognuno si senta al sicuro nella propria casa e protetto nel proprio Paese.

Liliana Segre